L’ultima estate

 

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“Magnifico inno alla vita che era ed è”. Marino Sinibaldi

 

“Un libro che durerà”. Giovanni Pacchiano, Il Sole 24 Ore

 

“Una sapienza nel raccontare il gusto della vita che autori più spirituali non troveranno mai…” Daria Bignardi, Vanity Fair

 

 “Un libro irripetibile”. Alessandro Zaccuri, Avvenire

 

Zeta è malata. Gravemente. Dallo spazio ristretto da cui guarda il mondo, osserva il tenace manifestarsi della vita: l’andirivieni dei vicini, un merlo che fa il nido, i piccioni in cerca di cibo.

Per lei, ogni gesto è enorme, difficilissima la quotidianità, in equilibrio sui nervi e sugli orari delle medicine.

La notte, con la gatta a farle compagnia, ecco però che i sogni intervengono ad alleviare il fastidio di resistere a sé stessi e sopravvivere alla sconfitta. Sulla pagina, così, il resoconto di un’esistenza vicina alla fine diventa il ricordo di una vita che finalmente appare bella, anche se segnata fin dall’inizio.

La nascita fuori dal matrimonio, l’infanzia sotto le bombe, il primo disastro sentimentale riemergono insieme alla prima tentazione omosessuale, il ricorso alla psicanalisi e l’esperienza del femminismo: davanti agli occhi della protagonista, chiusi in cerca di pace, scorrono 70 anni, i suoi.

Con una lingua nitida, a tratti feroce, mai retorica, l’autrice, non concedendo nulla alla pietas, affronta il più evitato degli argomenti: la sofferenza. Non senza humour, e una vena di spietata ironia, la voce di questo diario, a margine di un male che paralizza il corpo ma non il pensiero, oscilla tra stati d’animo contrastanti, con l’ambivalenza propria di chi, avendo spesso peccato di scarso rispetto per la vita, si ritrova, in extremis, ad amarla.

 

Da dove arriva la voce di Zeta? Apparentemente dal luogo più inabitabile e muto: la malattia, in quel punto estremo che toglie possibilità, respiro, futuro. Ma è solo apparenza: questa voce proviene dal nucleo più irriducibile e infuocato della vita. Che non tace, non cessa di guardare e amare. E anzi, comincia qualcosa: a scrivere. È fragile l’equilibrio che genera queste pagine. Per Zeta qualsiasi gesto è enorme, la fatica non solo fisica è in ogni momento fatale. E i ricordi sono uno squarcio lacerante nella memoria di una vita tenacemente irregolare: la nascita fuori dal matrimonio della “bambina più amata del mondo”, l’infanzia sotto le bombe, Venezia splendida e meschina, il primo disastro sentimentale e poi Roma becera e vitale, l’esperienza della psicanalisi, l’avventura del femminismo, il cammino della malattia. E sempre la coriacea e gentile difesa della propria individualità, l’irrisione delle tribù e delle cliniche cui ha rifiutato di appartenere. Così la storia dei suoi settant’anni anni scorre laterale, vissuta intensamente ma mai accettata, come non fosse mai meritevole di piena identificazione. E la famiglia ridotta all’essenziale – il grande padre, la piccola madre, il marito e la figlia – mai un rifugio riconciliante. C’era lo spettacolo del mondo da scoprire, una sfuggente libertà da inseguire, una singolare autenticità da trovare.

Con una lingua nitida, a tratti feroce, mai retorica, attraversata da una vena di spietata ironia che non concede nulla alla pietas, l’autrice affronta il più evitato degli argomenti: la sofferenza. Mai, lungo queste pagine, si può dimenticare che è malata, gravemente. Però basta uno spiraglio della finestra in cucina a far entrare un platano o un merlo. C’è una Gatta fedele, indulgente, comprensiva. C’è una esistenza verso cui – Zeta non lo direbbe mai e certamente si rifiuta perfino di pensarlo – si può nutrire un orgoglio felice. Segnata com’era, ora finalmente appare bella. E piena di sogni, ricordi, fantasmi, di intelligenza. Non degenera: può sfidare il peso dei rimorsi del passato e l’orrore dei sintomi di oggi, ironicamente e fieramente: «Dicono che si nasca incendiari e si muoia pompieri. A me è successo il contrario: brucerei tutto, adesso». Lo fa in questo libro singolare: piccolo auto da fé e magnifico inno alla vita che era ed è.

Marino Sinibaldi

 

Lettere di presentazione al Premio Strega:

L’ultima estate di Cesarina Vighy è un racconto sulla vita e sulla morte, un esordio e insieme un addio. Un’opera prima in perfetto equilibrio tra romanzo, diario e autobiografia, ridisegnato da un sorprendente ingegno narrativo. L’ironia e la vitalità riservate al mondo esterno sono le armi che Cesarina Vighy rivolge verso sé stessa. È appunto con sottile umorismo che sceglie di riavvolgere il filo della memoria, rievocando la sua storia che è anche quella degli ultimi decenni di questo paese. Un talento tardivo quello di Cesarina Vighy, sbocciato come un fiore autunnale. Siamo di fronte a un carattere vulcanico e strepitoso che si esprime con intelligenza in un romanzo spiritoso dal linguaggio colto e sapiente.

Dacia Maraini

L’ultima estate è un’opera di inconsueto nitore letterario. Il dialogo intimo dell’autrice con la propria menomazione produce il racconto di una vita intera, descritta con coraggio, senza alcuna garza, nuda e odorosa come un corpo malato. Cesarina Vighy avanza impietosa e limpida come la sua intelligenza, non si commuove mai per sé stessa, anzi ci esorta a sorridere dello sciocchezzaio umano. La materia narrativa potente e dissacrante prende il sopravvento restituendoci insieme al talento dell’autrice un segno forte che commuove eccome: la scrittura come lenitivo, come unico gesto possibile.

Margaret Mazzantini

 

Motivazione della giuria dei letterati per la vittoria al Premio Campiello:

L’ultima estate di Cesarina Vighy (Fazi editore) è un libro che, raccontando un’intera esistenza, approda a un De senectute intriso di dolorosa saggezza. Con un linguaggio asciutto che sa essere commosso e nello stesso tempo autoironico, è la testimonianza di una donna che affida alla parola l’estrema resistenza contro la malattia e lo sfinimento della vita.

 

CERIMONIA premio campiello

 

“Una scrittura animata da una giovanile spigliatezza e baldanza” 

Lorenzo Mondo, TTL

 

“Un addio alla vita con umorismo” 

Daria Galateria, la Repubblica

 

“La gioia della vita come avventura della conoscenza” 

Giorgio De Rienzo, Corriere della sera

 

“Un mix di sguardo impassibile e di umorismo irresistibile” 

Filippo La Porta, il Riformista

 

“Lacerante, ironica e feroce, dolorosamente spiazzante, solitaria ed estrema” 

Renato Minore, Il Messaggero

 

“Un libro in perfetto equilibrio tra il romanzo, il diario, l’autobiografia ridisegnata da un indiscusso talento narrativo” 

Alessandro Mezzena Lona, Il Piccolo

 

“Uno straordinario romanzo inventivo… un bellissimo libro confessione” 

Francesco Mannoni, La Gazzetta di Parma

 

L’ultima estate fa venire voglia di girare pagina per la curiosità, alè” 

Mariarosa Mancuso, Il Foglio

 

“La vita piena di Z. bella e generosa come un romanzo” 

Angelo Guglielmi, L’Unità

 

“Una voce tagliente, spietata, dissacrante e generosa” 

Laura Cinelli, Il Giorno

 

“Di fronte a questa storia vera (e mai retorica) si resta incantati” 

Marta Cervino, Marie Claire

 

“Una furia incendiaria stemperata dal senso dell’umorismo” 

Antonella Fiori, D di Repubblica

 

“Non perdete questo libro” 

Maria Grazia Ligato, Io Donna-Corriere della Sera

 

“Centonovanta pagine di grande talento: bellissimo! … un libro straordinario…un inedito, paradossale, umorismo nero” 

Antonella Trentin, Donna Moderna

 

“Un concentrato di vitalità e di rabbia, di dolcezza e di ironia… il libro che ha coinvolto e convinto tutti i giurati del Campiello” 

Sergio Frigo, Il Gazzettino

 

“Il caso Cesarina Vighy. Un romanzo singolarissimo, originale, elegante, arguto, drammatico e insieme spiritoso” 

Pier Mario Fasanotti, Liberal

 

“Un romanzo autobiografico e intenso che cristallizza attimi e li trasforma in poesia” 

Matteo Sacchi, il Giornale

 

“La forza dell’autenticità con la disposizione all’oggettività” 

Francesco Napoli, Panorama

 

“Una storia toccante, intensa, che parla di sofferenza e amore con lucidità e passione” 

Elena Dallorso, Donna Moderna

 

“Un racconto che è un magnifico ‘romanzo’ per quanto sia tutto vero” 

Rossella Martina, Il Giorno

 

“Romanzo perfetto…. Raramente un romanzo d’esordio ha avuto la compiutezza stilistica e strutturale che caratterizzano L’ultima estate” 

Guido Caserza, Il Mattino

 

“Un canto stupendo e armonioso sulla intensità e bellezza della vita” 

Paola Scarpa, La Nuova Venezia, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso

 

“Un’analisi lieve della vita, una confessione senza pudore che diventa divertente…utile per ridimensionare le proprie angosce” 

Andrea Vitali

 

“Un lungo addio,  radicale e non lacrimevole” 

Cristina Taglietti, Corriere della sera

 

“Un libro vero” 

Fulvio Panzeri, La Provincia di Lecco

 

 

 

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