Tempo e talento

 

“…. Non ho ancora citato le persone acculturate, e con un po’ di sale in zucca, le più tristi.

Si accingono a scrivere il romanzo che non hanno mai avuto il tempo di elaborare: grande entusiasmo per qualche giorno, rosa fresca nel bicchiere, alzata mattutina. Poi, si allunga il riposo notturno col famoso “pisolino d’oro”, l’acqua alla rosa si può cambiare un giorno sì e un altro no, le idee ci sarebbero ma metterle giù è un vero faticoso lavoro, da non distrarsene mai (non si può essere tutti come il santo martire della penna, Flaubert, che scriveva alla sua smaniosa amante: “Ci rivedremo quando sarò arrivato a pagina 94”). Alla fine, come riconoscono i più onesti, non era il tempo che mancava, era il talento.”

Dal capitolo Sogno (ma forse no) tratto da L’ultima estate